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http://raffrag.wordpress.com/

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July 28

Zio Tanino in Cina - II


Ora, come seguito della precedente lettera, Peppe mi ha inviato questa foto con il suo retro. La inserisco su questo blog, che va assumendo una connotazione sempre più familiare. Ma non è detto che qualcuno passando non riconosca un suo antenato...


July 21

POINT REYES NATIONAL SEASHORE (a sud)

Is this the road to Bolinas Lagoon?
Laguna di uccelli.
Piscina di otarie.
Pascolo di cervi e di leoni.
Veniamo da Stinson Beach,
o
ve l'onde rincorrono surfisti
e svettano in alto indomite sequoie.
Nella mia bibbia ho letto
c
he la gente del posto
ama celarsi ai forestieri.
E non v'è segno che dica
che è qui che dobbiamo svoltare,
che è qui che ci s'addentra
nella faglia dei terremoti
dal mare.
June 23

Zio Tanino in Cina (Fascisti su Marte ...)


Ho ricevuto questa lettera da Peppe. E' uno dei brandelli delle nostre mai troppo note vicende familiari. Ho già cercato in internet. Peppe ha ragione:  Tientsin è  l'odierna Tianjin. Leggendo altro, ahimé, su un sito berlusconiano, la storia si fa più chiara, tanto da farci capire che con i tempi delle foto di Repubblica non ci troviamo. A voi i commenti, allora.


Roviano, 22 giugno 2008.

    Caro Raffaele,

a Ravenna Vincenzo mi ha fatto vedere il tuo blog con gli ultimi aggiornamenti (ivi incluse due mail che ti avevo mandato nel 2002 - riguardanti tue poesie - proditoriamente trasformate in recensioni e date in pasto alla canaglia ...).
    Ne approfitto per mandarti del materiale che - se credi - potrai inserire nel blog medesimo, stavolta per mia espressa concessione. Vorrei che arrivasse anche agli altri (eventuali) cultori di memorie familiari.
   Dunque. Nella ripartizione ufficiosa - fatta da mamma - del lodo testamentario "Immacolata e Annunziata Esposito", a me è toccato - insieme con una strepitosa collezione di santini, uno dei quali con reliquia dell'abito del santo (credo S. Giovanni Bosco) - l'album fotografico cinese di lacca nera, madreperla e seta che Zio Tanino aveva portato dalla Cina, ridotto ormai a brandelli. Lo portò - com'è noto - nella grande cassa borchiata che sta ancora a casa di mamma, dove giaceva un tempo anche la pelle di lupo irpino impallinato che usavamo da piccoli per giocare. La cassa conteneva in origine, insieme con l'album di cui sopra, vari servizi da tè (delle cui ultime reliquie, sopravvissute agli assalti degli Unni, tutti in famiglia credo abbiano memoria), una serie di oggetti di ottone (per esempio il posacenere con elefante, che è finito - credo - a casa tua; e quel leone Ming ossidato, verdastro, di cui ignoro la collocazione attuale). C'era anche il paravento di legno e seta a fiori che stava dietro la macchina per cucire della nonna a Via Regina Margherita; e forse qualcos'altro che non ricordo.
    Insieme con l'album ed i santini di Zia Immacolata e Zia Nunzia, mi è pervenuta anche una foto di un gruppo di marinai italiani in missione in Cina: Zio Tanino, evidenziato con un segno a penna (biro blu), è il secondo da sinistra nella fila in basso. La scritta sul retro, in inchiostro seppia da penna stilografica (o addirittura penna d'oca e pennino metallico), e nel tono un po' roboante che il nonno ci ha reso familiare, dice: "Ricordo di Pechij unito / a tutte le nazioni il / tuo Esposito Stanislao / [...]/5/20 Chine".
   Una "manus recentior", forse quella di Zio Tanino stesso molti anni dopo, con la stessa biro blu di cui ho già detto, ha erroneamente corretto il "tuo" (che evidentemente non capiva più) in "saluto", ed ha poi reintegrato la data, accidentalmente mutilata ("8" oppure "9/5/920"). Una terza mano, assai traballante (Zio Tanino da vecchio?), con un inchiostro blu più scuro, quasi nero, ha infine precisato i luoghi - oltre Pechino - in cui Stanislao Esposito era stato: "1919. Shanghai" (sic); "1921. Tientsis". Il sussequente taglio dei quattro angoli della foto-cartolina ha tranciato parte delle date già ricordate.
    Mi ero sempre chiesto se fosse ancora possibile identificare, a Pechino, l'edificio che si vede sullo sfondo della foto.
    Leggo ora, in "La Repubblica" online di oggi, la seguente notizia (tratta dall'edizione fiorentina del giornale):
  La Cina proibita anni '30 scatti dei marinai italiani.
  Marinai italiani in posa sulla Grande Muraglia, tra scorci della Cina Proibita, antiche rovine di cavalli e leoni che fiancheggiano strade polverose, vedute aeree di campagna e città. E poi gare sportive, navi militari e parate davanti ai gerarchi fascisti. Oltre settecento foto inedite scattate tra il 1936 e il 1939 da due marinai di Foiano della Chiana, Remo Gennai e Giuseppe Arbitrio, e ritrovate da Ezio Raspanti, ottantunenne ex combattente della Resistenza (medaglia d’argento al valor militare e attualmente segretario della sezione Anpi di Foiano), appassionato da sempre della storia e delle sue verità. Lui stesso ha raccolte le foto di Gennai e Arbitrio in un libro, Marinai sulla Muraglia (edito da Arti Tipografiche Toscane), nato dalla collaborazione con Marco Morigo, Maria Omodeo e Solg Liming. Immagini che raccontano una storia poco conosciuta, quella dell’occupazione coloniale italiana della città di Tianjint, ma che ricordano anche le atrocità della guerra cino-giapponese per la conquista della Cina del Nord (1937-1945).
    Mi sembra che la "Tianjint" di Repubblica possa ben essere la "Tientsis" di Zio Tanino. Mi rendo conto, peraltro, che le date non collimano: il nostro pioniere andò in Cina più di 15 anni prima dell'avventura fascista a Tianjint. Su "La Repubblica" di oggi oggi ci sono (e non so per quanto rimarranno online) 20 fotografie tratte dal libro; ma ad un rapido sguardo nessuna mi sembra ritrarre il "nostro" edificio.
   
Questo è quanto. 

    Con preghiera di diffusione familiare. E la segreta speranza che Vittorio si faccia dare in prestito dalla redazione fiorentina di "La Repubblica" il volume al quale l'articolo fa riferimento.

    Con affetto.

      Peppe

June 22

CASA


Casa di feste lontane
Dei sedili di pietra
Ed era la nostra ansia
un volo di falene.
Casa della giovinezza
Mai posseduta
Gridata tra fumi
Vissuta tra nebbie
Porto dei pianti
Dei ritorni dei saluti
di replicati abbracci
Casa dell’abbandono
Giardino del mirto
del ramarro nero
Signore del sicomoro
Casa del vento
di cinquant’anni
ove tutto è selvaggio
anche l’arancio immortale
che ci sopravviverà
Casa lontana da casa
Di te rimane
Tre piante di spine
E la carne dell’aloe
Speriamo il fiore.
June 19

Il mis...fatto del giorno


                                                                   a K.

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d’una giovinetta palma...

Ecco, questa è la poesia di Montale sulla quale è stato imperniato uno di temi proposti all’esame di maturità. Ora, leggetela una sola volta, e ditemi se non si capisca subito che parla di un uomo (o lontano). Eppure, i bravi esegeti del ministero hanno tirato in ballo una donna, tanto da ravvivare in me la socratica scintilla dell’ignoranza e da costringermi ad una più attenta rilettura. I mass media ci hanno messo un po’ a capirlo, forse infervorati più dalla necessità di sbattere il tema in prima pagina che dalla voglia di leggere la traccia e comprenderne le pieghe. Alla fine la grammatica, per fortuna, ha trionfato. Ma c’è stato bisogno di voci autorevoli. Come a dire, le parole valgono più delle regole. E qui si aprirebbe un altro amaro capitolo…

June 15

Referee bias... e non solo


Nella mia breve vita accademica è anche accaduto che riuscissi a pubblicare su Nature. Gli addetti ai lavori sanno quanto questa sia una meta ambita per chi si occupi di ricerca scientifica. Anche se lo scritto non attiene alla scienza in senso stretto, vale a mio avviso la pena di raccontarne l’antefatto. L’idea fu il risultato di una notte semi-insonne, agitata dai fantasmi di referees che, pur non trovando niente da ridire sui contenuti di un articolo scientifico, tuttavia sentivano che esso non doveva essere pubblicato. Essa piacque tanto al mio supervisor che egli ne trasse, nel suo inglese napoletano, un papiello di tre pagine, la cui forza, a suo dire, sarebbe stata accresciuta da un elenco interminabile di firme di insigni accademici. In sostanza, una vita non sarebbe bastata a pubblicarlo. Liquidai rapidamente la necessità della raccolta di firme e andai giù duro di punta e di taglio sulla stesura del supervisor. La lettera andò in porto senza patemi. Forse fu in quel frangente che cominciai a pensare che in futuro avrei fatto meglio a muovermi in indipendenza… Una scelta che, ora lo so, avrebbe avuto un prezzo da pagare.

June 14

Via Milano


A via Milano
c’erano quattro stanze
una coppia in ogni stanza
sopra una rampa di scale.
C’era una casa di studenti
(sarebbe stata uno studio legale)
quattro stanze
un letto in ogni stanza
troppo grande per dormire
troppo stretto per sognare.
C’era per riscaldarsi
caldo il fervore degli abbracci
che adesso è spento
in case più grandi
in letti più larghi,
perché freddo il tempo
non è più come allora.
June 09

waiting for lunch


7 giugno. Giornata nebbiosa. All’imbrunire ero andato in bagno al bar del Belvedere. All’uscita era lì ad aspettare. Siamo al terzo close encounter.

  
June 08

On the rim


Sul bordo sommitale
il suo passo non fu accorto
né curò l’incontro frontale
con altro viandante assorto
di magmi d’afa
di tremori di gelo
di nebbie ventrali
Alla vertigine del mirto
(l’orlo, the rim)
giunsero assetate
ma solo all’occorrenza
Due generazioni
similia similibus
witches wizards
la mente discorde
le mani protese
il corpo altrove
la paura del vuoto
On the rim
Niente di regolato
Tranne l’unica cosa.
May 09

IL SOGNO

Originariamente si chiamava L'IDEA, perché finiva con L'IDEA c'è, manonsivedeedovretetrovarveladavoi. Fu scritta nel 2002 verso la fine di giugno, forse il 30. Era 'postata' altrove in questo blog. La inserisco qui, adesso, con il commento di Peppe, al quale è stata dedicata, onde proporre uno spunto per la lettura.

Eravamo in un deserto
e ci siamo incontrati
contaminando venendo
da chissà dove
Buon proseguimento a noi
Tangos tangas
walking in the rain
e cos'altro chissà
Francis Macomber
nel più bello dei mari
non lo sa che ci siamo incontrati
e sta per essere impallinato
donna che apre riviere
proprio nel momento di maggior celebrità
Ma avremo un rendezvous
altrove dove
il touch-down
Sweet heart
ad portam inferi
il pantarei ce lo dirà
senza numeri a dismisura
reali razionali immaginari naturali
ma irrazionali sì
altrimenti il deserto dove sarebbe
il SOGNO c'è
manonsivedeedovretesognarvelodavoi.

Roma, 5 luglio 2002.

Caro Raffaele,

ho letto "L'idea", e come altri versi o poesie che mi hai mandato mi è piaciuta come pura sequenza verbale, letteraria; soprattutto perché hai uno stile asciutto e senza fronzoli: non ci sono parole fuori posto, stonate, retoriche, d'altra epoca ecc. Il ritmo è legato, la metrica ben castigata e camuffata. Anche l'uso degli espedienti tipografici è scaltro, da scrittore. Però, in questo più che in altri casi, mi resta l'insoddisfazione di non riuscire a capire a "che cosa" ti riferisci. Si ha un bel dire che è proprio l'indeterminatezza, la polisemia, che crea la poesia: per chi ha il cervello a parallelepipedo come me, ogni parola DEVE significare qualcosa di traducibile in pensiero definito. Soprattutto quando si tratta di parole di mio fratello. Sicché, quando le allusioni sono parentali e familiari, sono pago perché ci vedo chiaro. Quando no, la comprensione per me diventa un processo filologico, una ricerca di biblioteca per colmare vuoti. Il fatto è che ormai da anni leggo solo libri di storia greca o di botanica, con l'aggiunta di rarissimi romanzi o libri di poesia che hanno la forza di superare la barriera invalicabile del mio gusto brutale e sommario (quando succede, una volta ogni due o tre anni, me ne accorgo perché riesco ad andare facilmente oltre la decima pagina di un libro, e anzi sono mentalmente costretto a fare la nottata, per finire subito). Risultato: sono giunto all'età matura (maturando lo stesso, ma per consunzione) senza avere MAI letto più di mezza pagina di Hemingway. Quei due o tre libri che avevamo a casa, appena aperti, mi risultarono all'epoca desolanti ed inutili per la mia ricerca di felicità, pianto, consolazione, immedesimazione o edificazione. La stessa fine fecero "Guerra e pace", "La certosa di Parma" e nove decimi della biblioteca di casa nostra. E le cose per me non sono cambiate molto da allora. Insomma: per capire il riferimento a Francis Macomber - solo quello - ho dovuto fare un'ora di ricerca in internet, per trovare prima vari improbabili riassunti di "The short happy life of Francis Macomber", ed infine il testo del racconto in inglese, che ho stampato e sto cercando di leggere in treno la sera (svogliatamente). Per il verso "donna che apre riviere" sono stato tentato di pensare a Montale, ma non sapevo se era giusto anche in questo caso integrare con un riferimento letterario. Per "touch-down" mi è venuto in mente o qualcosa di sconcio o un riferimento al linguaggio chimico-fisico; per "sweet heart" ho immaginato che ci fosse qualche blues inglese che mi sono perso... Il che vuol dire che, una volta assodato che c'è un riferimento "nascosto" (Macomber), io tendo di riflesso a pensare che dietro ad ogni parola ci siano allusioni analoghe, relative magari ad altri ambiti o campi culturali che so o immagino "tuoi"; ed alla fine non leggo più, ma faccio filologia, elucubro; e però anche così non ne vengo a capo. Io oramai dai tempi di Princeton non scrivo più niente. Lasciare la Basilicata è stato - ormai ne devo prendere atto - un trauma, rispetto alla vita semirurale che mi ero immaginata, circondata da pochi amici "semplici" e da belle abitudini ricorrenti, stagionali. Qui non so ancora che pesci pigliare, anche se la carriera - un'altra dimensione del "futuro" - si è rimessa in moto a tamburo battente. Cerco per me un posto poco civile, addormentato, lento, assorto e verdissimo, per prenderci casa e giardino: il luogo più "burino" e isolato del Lazio. Ma nell'aria si sente quasi ovunque il rullo di tamburi minaccioso di Roma.

May 04

planet

Io planetario tragitto
linea scia nell'universo
monade intersezione
caoscasocosa.
Per incontrarsi toccarsi
rinvigorire sospesi piaceri
pure bisogna che s'alimenti
la speme
di astrali (in)certezze.

April 10

boh

CI SONO PERSONE CHE SONO POLLI, MA CHE, ASPIRANDO AD ESSER LADRI, SONO FINITE CON L’ESSERE LADRI DI POLLI.

April 02

La patente di Giarrone

A via Cosenza, all’altezza della chiesa della Starza, c’era un tabaccaio dall’altro lato della strada. La strada era a senso unico, strettina per farci passare due automobili, anche perché su uno dei due lati ce n’era quasi sempre una in sosta vietata. Ma quel giorno Giarrone doveva comprare le sigarette. Si fermò con la sua Pallas al centro della strada, scese ed entrò. Al prolungarsi dell’assenza, i guidatori in attesa dietro la Pallas cominciarono a spazientirsi, finché Giarrone uscì con tutto comodo, senza scomporsi, senza fretta, con le sigarette in mano, per rientrare in auto. Qualcuno in fila lo redarguì – ‘Ma chi t’a ddata ‘a patente’ - Giarrone non si scompose – ‘E chi t’a ditto ca ‘a tengo’ – urlò, risolvendo a modo suo la faccenda.

 

Giarrone, al secolo Antonio Lucarelli, lo consideravo un personaggio folkloristico, con atteggiamenti da guappo vecchio stile, ma fondamentalmente innocuo. Qualcuno mi ha detto che la sua principale attività erano i fuochi d’artificio e, in verità, questo quadra col fatto che era il capo carismatico della tifoseria della Juve Stabia. La Citroen Pallas, che Giarrone usava senza la spocchia dei signori, era unica in città. Posso anche vantarmi di essermici seduto dentro, poiché una volta Giarrone mi diede un passaggio da Napoli a Castellammare. Non scambiammo parola durante tutto il viaggio e per strada, quando ci incontravamo, non ci salutavamo, anche se quasi sempre c’era un fugace cenno d’intesa. Insomma, era uno che si faceva i fatti suoi, magari pensando, da responsabile uomo d’onore, che ‘e brave guagliune era meglio che non frequentassero cattive compagnie. Quanto queste fossero cattive, lo seppi poco dopo il terremoto del 1980. Fu ammazzato a pistolettate nell'Hotel delle terme, dove alloggiava in qualità di senzatetto. Qualche mese prima, in televisione, aveva fatto sfoggio della sua patente, dichiarando che sarebbe stato disposto a dare la vita per Raffaele Cutolo.

Il testo che segue è tratto da Credibility in Court: Communicative Practices in the Camorra Trials di Marco Jacquemet (Cambridge University Press, 1996).

March 14

Andante

Il tuo vivere fu una toccata e fuga
sul pentagramma dell'esistenza.
Noi, sai,
non preferiamo i ritmi veloci.
Forse andante, ma non troppo,
è il movimento che ci si addice.
March 11

ALBEGGIA

Un'esile campana
nella notte
per chi suona precoce
e quale del sonno
ignota voce
mi richiama
all'allegria mondana?
Tra le doghe
di una persiana nera
di quest'ora
(il buio, la morte)
cattiva è ancora
ogni futura luce.
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Updated 5/14/2008
Updated 5/14/2008
Updated 5/10/2008
Updated 4/20/2008
Updated 5/6/2008
Updated 11/6/2007
Updated 8/3/2008
Updated 10/13/2007
Benvenuto nel mio Spaces!
  • December 08 1:08 PM
    e la vita che mi sta scoprendo zio........xke io potrei pure fermarmi a qst eta e non scoprire cio che viene dopo.....xo il tempo scorre e mi manda avanti anche se non voglio...e giusto prof????
     
     
  • November 30 8:33 PM
    Sorrisociao zio...grazie per avermi mandato l'invito per diventare tuo amico.....belle le poesie ma sono tue??che se sei cosi bravo me ne devi dare qualcuna per conquistare leRagazzaRagazzaRagazzaci vediamo a natale zi
  • November 09 9:20 PM
    Non c'è malaccio ...Sorriso .
    Quella delle foglie d'autunno si potrebbe mandare a Steve Digicams. Mi sembra quasi il suo genereAnimoticon!
  • November 07 9:13 PM
    sei riuscito a fare la foto piu' bella...grrrr..